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Sri Aurobindo - Mère
Personaggi

Sri Aurobindo – Mère

Sri Aurobindo - Mère

L’uomo è la prima specie cosciente di sé tra le innumerevoli specie succedutesi sulla Terra. L’uomo è quindi potenzialmente in grado di accelerare il suo stesso processo evolutivo

Così scrive Satprem biografo di Sri Aurobindo e Mère ne “L’avventura della coscienza” – Che l’uomo si trovi a un passaggio importante della sua storia è stato chiaramente sentito da altri spiriti illuminati: l’antropologo e sacerdote cattolico Teilhard de Chardin, il filosofo Aldous Huxley, il padre gesuita e maestro zen Hugo Lassalle.

Sri Aurobindo ha portato questo discorso alle estreme conseguenze: “L’uomo non è il culmine dell’evoluzione, l’evoluzione continua e l’uomo sarà superato. L’anima ha avuto un passato pre-umano, l’anima ha un avvenire super-umano”. Queste parole esprimono il nocciolo del suo messaggio: fede nell’uomo, altissimo ideale futuro, ricerca di Dio.

Aravinda Ghose meglio conosciuto come Sri Aurobindo nasce a Calcutta nel 1872 , visse gli anni della formazione in Europa, per volontà del padre, il dottor Krishnadan Ghose, che aveva compiuto i suoi studi di medicina in Inghilterra; egli voleva che anche i suoi tre figli maschi di cui Aurobindo era il più giovane, fossero dei veri inglesi e non conoscessero neppure la lingua e le tradizioni della loro terra di origine, troppo mistica e nebulosa. Li affidò al pastore anglicano Drewett che fu incaricato di non impartire loro nessuna educazione religiosa. In effetti Aurobindo non fu mai un uomo religioso, intendendo una persona legata a una determinata chiesa o culto: fu un uomo di grande spiritualità e così scriveva: “La vera teocrazia è il regno di Dio nell’uomo, non il regno di un papa, di una chiesa o di una casta sacerdotale”.

Fin da bambino Aurobindo dimostrò una straordinaria capacità di apprendere: a dodici anni, quando si trasferì coi fratelli a Londra, conosceva perfettamente, l’inglese che considerava la sua madre lingua, il latino e il francese, imparò in seguito il greco, l’italiano e il tedesco. Leggeva moltissimo soprattutto opere in lingua originale come la Divina Commedia e arrivò giovanissimo a possedere un’enorme cultura. Gli ultimi anni in Inghilterra furono molto difficili, poiché dall’India non arrivavano quasi più sussidi; Aurobindo mantenne sé stesso e i fratelli con una borsa di studio che gli permise di entrare a Cambridge, iscrivendosi alla facoltà di lettere classiche. Quando tornò in India alla morte del padre, aveva vent’anni, senza denaro né una posizione, aveva una madre malata e una sorella a cui provvedere, ma ha dentro di sé la spinta dinamica all’azione, alla realizzazione che gli sarà propria anche quando si dedicherà allo yoga. Vive insegnando inglese al collegio di stato e francese presso il Maharaja di Baroda. Sta imparando a conoscere l’India, la sua gente, la sua lingua, non veste più all’occidentale e impara il sanscrito per leggere i sacri testi della sua terra che sente di amare profondamente. Al contempo si occupa delle sorti del suo paese, spronando gli indiani a scuotersi di dosso l’egemonia inglese. Il suo scopo è organizzare le forze del Paese per operare una rivoluzione. In quel periodo si avvicina allo yoga, ma il ritiro in sé che questa disciplina in genere richiede, provoca in lui un senso di rifiuto che gli fa dire: “Uno yoga che esiga l’abbandono del mondo non è fatto per me. Una salvazione solitaria che lasci il mondo alla sua sorte, m’è quasi disgustosa”.

Poi succede un fatto che gli fa intuire che lo yoga può servire a cosa ben diversa che ad evadere dal mondo: suo fratello Barin col quale lavorava per organizzare la resistenza indiana nel Bengala, da giorni aveva una brutta febbre che i medici non riuscivano a debellare. Un giorno bussò alla porta, elemosinando un po’ di cibo, un asceta errante, un Naga-Sannyasin, uno di quelli che girano seminudi coperti di cenere. Quando vide Barin tremante di febbre chiese un bicchiere d’acqua, vi tracciò sopra un segno, salmodiò un mantra e lo fece bere al malato, il quale dopo pochi minuti era guarito. Questo episodio fa scoccare la scintilla in Aurobindo: – “L’agnostico era in me, l’ateo era in me, lo scettico era in me: non ero nemmeno certo che ci fosse Dio… Sentivo solamente che doveva esserci una potente verità in questo yoga” – Quando dunque decisi di praticare lo yoga per vedere se la mia idea era giusta, lo feci con questo spirito, dirigendo questa preghiera: – “se Tu esisti, conosci il mio cuore. Tu sai che non ti chiedo la liberazione, non chiedo nulla di ciò che gli altri Ti domandano. Desidero solo la forza per sollevare questa nazione, domando di poter vivere e lavorare per questo popolo che amo. Forse lo yoga può offrirgli il potere di cui ha bisogno per liberare l’India”. –

Inizia così il cammino di Sri Aurobindo. Pur continuando a insegnare e svolgere la sua attività rivoluzionaria segreta, comincia a praticare lo yoga diverse ore al giorno ma con risultati secondari, poiché la sua impostazione interiore è per molti aspetti ancora occidentale. L’incontro con lo yogin Vishnù Bàskar Lelé, gli permetterà di “addestrare la mente” portandola in una condizione di “completo silenzio” fino a scoprire quello che Sri Aurobindo chiamerà “principio sopramentale”. Tutta la sua vita successiva fu dedicata ad applicare questa conoscenza spirituale alla vita concreta e a quella psicofisica, per arrivare a trasformare la vita stessa e la realtà esteriore. Questa conoscenza superiore, costituirà la base del suo “Yoga Integrale” meglio conosciuto come Purna Yoga .

Quando la Pace si è stabilita in noi, attraverso la meditazione, la Forza superiore o divina dall'alto può discendere e lavorare in noi.

Nel 1906 nel cuore dell’agitazione politica, Sri Aurobindo si trasferisce a Calcutta, col fratello ed altri compagni organizzano il boicottaggio alle merci britanniche. Viene arrestato dalle autorità inglesi e dopo un anno di carcere processato e rilasciato poiché ritenuto innocente. Aurobindo impiegherà il tempo della detenzione, praticando la meditazione, immerso nello studio delle Upanishad e della Bhagavadgita che lo porteranno ad elevate esperienze sovrasensibili. In quel periodo così fecondo spiritualmente che definirà: “il segreto dell’azione”, gli divenne chiaro che la liberazione dell’India, il grande compito che si era proposto, altro non era che un “elemento parziale di una meta che dilatava sempre più i suoi confini e che riguardava il futuro dell’uomo”. In lui matura sempre più la consapevolezza che quella che deve essere realizzata è una metamorfosi della natura umana: “Attendere un cambiamento della vita umana senza un cambiamento della natura dell’uomo, è un’impresa irrazionale e non spirituale; è richiedere qualcosa d’irreale e di anti-naturale, un miracolo impossibile”.

Divengo ciò che vedo in me stesso. ciò che il pensiero mi suggerisce, posso farlo; ciò che il pensiero rivela, posso divenirlo. Questa dovrebbe essere l’incrollabile fede dell’uomo in sè, poiché Dio lo abita.

Nel 1910 Sri Aurobindo viene avvertito che sta per essere nuovamente arrestato fugge a Pondichéry, una piccola colonia francese fuori dalla giurisdizione britannica e qui vivrà il resto della sua vita lasciandosi alle spalle la lotta politica, poiché ormai lo spirito d’indipendenza era risvegliato nel suo popolo. Tra il 1910 e il 1920 nascono le sue opere più importanti: La Vita Divina, La sintesi degli yoga, Il ciclo umano, L’ideale dell’unità umana, i Saggi sulla Gītà, Il segreto dei Veda, Savitri – Ha un modo molto particolare di scrivere: rapidamente, lavorando contemporaneamente a più opere. – “Non ho fatto nessuno sforzo per scrivere” – spiegò a un discepolo – “ho lasciato lavorare il Potere Superiore, e quando non voleva lavorare, non mi sforzavo affatto. Prima, nei vecchi giorni dell’intelletto, tentavo talvolta di forzare le cose; ma non più quando ho cominciato a fare della poesia e della prosa mediante lo yoga… È nel silenzio mentale che scrivo, e quello che scrivo, mi arriva già formato dall’alto”.

Nel 1920 Mirra Alfassa (LEGGI BIOGRAFIA) si stabilisce definitivamente a Pondichéry diventando collaboratrice e compagna spirituale di Sri Aurobindo che fin da subito la chiama Mère (La Madre). A tale proposito egli scrive: «Quando venni a Pondichéry, interiormente mi fu dettato il programma per la mia disciplina. Lo seguii e feci dei progressi, ma non sapevo come allargare ad altri la mia esperienza. Poi venne Mère, e col suo aiuto trovai il metodo necessario».
La trasformazione alla quale Sri Aurobindo e Mère tendono ha per oggetto la materia, il corpo umano. Scrive Sri Aurobindo nella sua opera The Supramental Manifestation:

La tradizione spirituale ha generalmente considerato il corpo come un ostacolo, incapace di spiritualizzazione e di trasmutazione, un grave peso che trattiene l'anima nella natura terrestre e le impedisce di innalzarsi verso il suo compimento spirituale o la dissoluzione del suo essere individuale nel Supremo. Questo modo di intendere il ruolo del corpo nel nostro destino conviene, può darsi, alle discipline che considerano la terra come un mondo d'ignoranza e la vita terrestre come una preparazione alla salvezza, ma è insufficiente per una disciplina che concepisca una vita divina sulla terra e la liberazione della natura terrestre come una parte integrante del disegno totale dell'incarnazione dello Spirito quaggiù. Se una trasformazione totale dell'essere è il nostro scopo, la trasformazione del corpo è necessariamente una parte indispensabile; senza di ciò nessuna vita divina è possibile sulla terra.

Lo Yoga Integrale nasce dunque dal lavoro del maestro Sri Aurobindo, proclamato in tempi recenti massimo saggio dell’India, e della sua discepola e compagna spirituale Mère. Lo Yoga Integrale mira a far discendere il potere sovra-mentale della coscienza divina nell’ignoranza della mente, della vita e del corpo, per trasformarli, manifestare qui il Divino e creare una vita divina nella Materia… lo scopo non è l’annullamento del sé, ma la perfezione di sé.

Dopo aver affidato la guida del suo Ashram e i suoi discepoli a Mère, nel 1926 Sri Aurobindo, si ritira in solitudine e non esce più dalla sua stanza, lavora instancabilmente con sé stesso, nel 1950 inaspettatamente muore. Il lavoro sarà portato avanti da Mère per oltre vent’anni fino alla sua morte nel 1973. Mère, ha compiuto un’esperienza solitaria, a quanto è dato sapere, aveva trovato una «vibrazione» con cui riusciva a superare il meccanismo disfattista delle cellule, a sganciare l’automatismo della mente fisica, per andare verso la cellula “pura, libera esente da malattie, felice, immortale in uno stato di gioia perfetta, di felicità del corpo, forse la cellula dell’uomo futuro”. Questa esperienza utopistica che potrebbe rappresentare il nostro futuro destino se lo vorremmo, è descritta da Satprem biografo e testimone di Sri Aurobindo e Mère ne “L’Agenda di Mère,” una raccolta di tredici volumi, diario fedele di questo sogno. Da quest’opera di Satprem sappiamo anche che… “la morte di Aurobindo fu un’azione cosciente, volontaria: egli stesso aveva detto a Mère che se ne andava per continuare il lavoro dall’altra parte della morte. Aveva chiesto a lei di restare per continuare il lavoro dalla parte della vita, con l’intesa che avrebbero lavorato ancora insieme, da una parte e dall’altra”

simbolo yoga integrale
Simbolo dello Yoga Integrale

"Io e la Madre siamo una sola ed unica Coscienza - La coscienza della Madre e la mia sono la stessa: la Coscienza divina che è una in due, poiché tale è la necessità del gioco divino. Chiunque si volga alla Madre fa il mio yoga... Nulla può essere fatto senza la Sua conoscenza e la Sua forza, senza la Sua coscienza. Se qualcuno sente veramente la coscienza della Madre, dovrebbe sapere che io sono lì, presente dietro ad essa; e se percepisce la mia coscienza, sa che è anche la coscienza della Madre"

- Sri Aurobindo

Blanche Rachel Mirra Alfassa più conosciuta come Mère (La Madre), nasce a Parigi nel 1878 da padre turco e madre egiziana. Durante la sua eclettica giovinezza, si era dedicata alla letteratura e allo studio delle filosofie comparate, ma soprattutto alla pittura, alla musica e all'occultismo per i quali mostrava particolari inclinazioni e sin da giovanissima si era sottoposta spontaneamente ad una disciplina interiore. Tra gli undici e i tredici anni ebbe diverse esperienze psichiche e spirituali tra le quali la visione di un personaggio che molto più tardi nel 1914 incontrerà a Pondichéry in India. Passeranno ancora degli anni, Mère viaggia in diversi paesi compresa l’Italia, impara diverse lingue e nel 1920 dopo la separazione dal suo secondo marito, si stabilisce definitivamente a Pondichéry. Qui Sri Aurobindo le affida la guida del suo Ashram, la sua comunità di discepoli, che però non assomiglia affatto a quei luoghi di rifugio e di pace che sono in genere gli ashram indiani. Esso arriva a contare negli anni della seconda guerra mondiale fino a duemila discepoli, ed è in realtà un laboratorio, un terreno di esperienza per l'evoluzione di una nuova forma di vita. Ognuno dei discepoli rappresenta ”una delle difficoltà che devono essere risolte per la trasformazione”: una battaglia immane, tra problemi di ogni tipo. L'anno 1943 vide la fondazione della scuola dell'Ashram che doveva diventare più tardi il Centro Universitario, e poi il Centro Internazionale di Educazione Sri Aurobindo. Dopo la sua dipartita, il 5 dicembre 1950, Mère proseguì l'opera comune sia sul piano spirituale che su quello materiale. Il 28 febbraio 1968 venne posata la prima pietra della città di Auroville, quel luogo che La Mère aveva sognato essere il punto d'incontro per tutti coloro che aspirano a "realizzare la Coscienza Divina e vivere la verità del domani". Mère si trovò a ottant'anni ad approdare al fondo dello Yoga Integrale di Sri Aurobindo, a quello che chiamerà yoga delle cellule, che sarà la chiave di volta di una definitiva trasformazione della coscienza del corpo. Inizierà così una serie di radicali esperienze con le quali aprirà al resto dell'umanità il passaggio ad un nuovo modo di essere, altrettanto sconvolgente e rivoluzionario quanto lo fu la transizione dal primate all'homo sapiens. Nel 1973, il 17 novembre, il cuore di Mère, nel pieno di questa mutazione, si arresta. Ma lei aveva annunciato: “Per vincere la morte bisogna essere pronti a passare attraverso la morte - “E prima ancora: “la morte non è una cosa inevitabile; è un incidente sempre accaduto finora (o che in ogni caso ha l'aria di essere sempre accaduto finora) e noi ci siamo messi in testa, e nella nostra volontà, di vincere questo incidente e di superarlo”...lasciandoci la certezza della vittoria finale.....

auroville
Auroville – Tamil Nadu - La città dell’unità umana - nata da un sogno di Mère
matrimandir
Matrimandir – l’Anima di Auroville - Tamil Nadu

Bibliografia:

  • Paola Giovetti  – “I grandi iniziati del nostro tempo”, Ed. Mediterranee
  • Sri Aurobindo – La Vita Divina, La sintesi degli yoga, Il ciclo umano, L’ideale dell’unità umana, i Saggi sulla Gītà, Il segreto dei Veda, Savitri
  • Satprem – L’Agenda di Mére – Ed. Mediterranee, L’avventura della coscienza
  • L’Agenda di Mère – Satprem – Edizioni mediterranee

*Immagini da Google search

La Bussola Interiore
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